Il nome Rosa è latino dal greco arcaico “vrodon” divenuto “rho don” perdendo la v della lingua indoeuropea da cui trae la radice linguistica. Il racconto avvincente attorno alla rosa nasce dalla storia di una specie botanica che probabilmente ha seguito la storia dell’uomo fin dalle sue più antiche tradizioni di coltivazione di piante e vegetali. La specie prima spontanea fu coltivata per valorizzare i suoi fiori suntuosi, ricchi di essenza profumata, dai petali organizzati in boccioli e corolle di seta, colorati in infinite varianti di tonalità: dal bianco candido, ai rosa pallidi o intensi, ai rossi accesi, agli aranciati, ai gialli o ai colori screziati. L’origine conosciuta si colloca nell’Asia Centrale e poi compare nella storia antica di quell’area geografica che fu denominata la Mezzaluna fertile, regione storica del Medio Oriente, indicata come la stessa “culla della civiltà” a causa della sua della sua straordinaria importanza nella storia umana dal Neolitico all’Età del Bronzo e del Ferro. Fu qui nelle valli fertili dei quattro grandi fiumi della regione (Nilo, Giordano, Tigri ed Eufrate) che si svilupparono le prime civiltà agricole e le prime grandi nazioni dell’Antichità come i Sumeri presenti in Mesopotamia nel V millennio a.C. In questa area il clima mediterraneo (lunghi e secchi periodi estivi ed inverni temperati) favorì l’evoluzione agricola con lo sviluppo di piante annuali con grossi semi e fusto erbaceo come le diverse specie di cereali ed anche di legumi selvatici e tutte le varianti selvatiche di quelle che sarebbero diventate le coltivazioni fondamentali del Neolitico: farro, einkorn (il progenitore del moderno frumento), orzo, lino, ceci, piselli, lenticchie e un altro legume simile alle lenticchie rosse. Un’iscrizione accadica risalente al 2400 a.C. riporta la notizia di una spedizione che portò alla città di Ur, antica città della Mesopotamia (area corrispondente all’attuale Iraq meridionale), di piante di vite, di fico e di rose. Con l’avvento della civiltà babilonese, l’impero di Nabucodonosor sfruttò lo sfarzo, oltre al potere militare, per celebrare la grandezza delle sue conquiste sia nei templi che nei palazzi mantenendo la tradizione dei giardini pensili e l’uso di piante e fiori lussureggianti e dai profumi intensi comprese le rose. La coltivazione delle rose iniziò in Persia dove si hanno testimonianze nel palazzo di Nabucodonosor (596 a.C.) poi si ritrova in Cina (V sec. a.C.), nelle valli del Kashmir e si arriva in Grecia, dove la rosa diventa il simbolo di Afrodite, e poi si diffonde a Roma, nella penisola italica e poi nel resto del mediterraneo.
dell’originario termine “vrad”, divenuto “vard” in armeno, “warda” in arabo, vered in ebraico.

Rosa centifolia: la madre di tutte le Rose

Tra le molte varietà di rose da coltivazione la specie Rosa Centifolia sembra la progenitrice di tutte le mutazioni di tutte le successive specie coltivate, e conosciute, come la Rosa Bianca (Rosa alba L.), la Rosa Damascena (Rosa damascena Mill.) e deriva probabilmente da antiche ibridazioni tra la Rosa gallica L. e alcune rose selvatiche di origine orientale. La specie Centifolia era già coltivata nell’antica Grecia e all’epoca romana, nella penisola italica, è caratterizzata da un profumo intenso, anche se non è adatta all’estrazione dell’essenza profumata e dell’acqua di rosa, estratte dalla specie della Rosa damascena. La Rosa Centifolia è usata in fitoterapia come blando lassativo (petali), in cosmesi (infuso) per l’epidermide del viso come detergente, astringente e purificante.

Rosa Damascena: un viaggio di bellezza dalla Valle delle Rose agli altipiani dell’Etiopia

I fiori della Damascena detta così per la sua origine a Damasco, è una rosa derivata dalla gallica, dal profumo intenso, di cui vengono raccolti i boccioli a primavera per l’estrazione dell’olio e la distillazione dell’acqua di rose, idratante, tonico e lenitivo della pelle. Questa rosa di coltivazione orientale fu importata nel sedicesimo secolo dai mercanti ottomani nell’area dei Balcani e nel secolo successivo divenne oggetto delle prime coltivazioni estese in Bulgaria a Kazanlak (in turco significa luogo dei distillatori). Si estese in una zona stretta e lunga, fra le catene montuose dei Balcani e Antibalcani e le vallate adiacenti a due fiumi locali e il luogo e la zona divenne la famosa Valle delle Rose. Per tutto l’800 la Bulgaria mantenne il primato mondiale del mercato dell’olio di rosa e della coltivazione della Rosa Damascena. Le coltivazioni tradizionali ancor oggi si effettuano all’aria aperta e la stagione di raccolta è breve e concentrata in pochi giorni in un periodo che va da maggio a giugno. Il raccolto deve iniziare all’alba, quando la resa in olio è al suo massimo, e si deve chiudere di prima mattina finché persiste la rugiada sui fiori. Con i moderni processi di distillazione sono utilizzati circa 4.000 kg di fiori di Rosa Damascena per ottenere 1 kg di olio. Questa resa potrà variare per condizioni più o meno favorevoli dovute al clima, alla temperatura, alle metodiche di distillazione. L’area di coltivazione ed estrazione dell’olio dai petali tradizionalmente collocata in Bulgaria, Afghanistan, Iran oggi si è collocata anche in altre aree come l’Etiopia nei suoi altipiani e le raccolte africane sono state superiori alle aspettative del Medio Oriente.

Rosa gallica officinalis: la bellezza è virtù medicinale

La Rosa Gallica, detta rosa degli speziali per le sue virtù medicinali, trovò impiego sin dall’epoca antica. Fu importata anch’essa come la Rosa Damascena da Damasco ed ebbe diffusione a Roma, Plinio il Vecchio la nomina come la Rosa di Mileto, e di diffuse soprattutto dal XII sec. in Francia (Provenza) e poi in Scozia. La sua coltivazione fu praticata per le qualità terapeutiche della specie tanto che la pianta si trovava nei giardini dei semplici e non nei giardini ornamentali. Nelle antiche preparazioni con la Rosa gallica vengono impiegati i petali, i falsi frutti detti cinorrodi e le foglie. Le proprietà fitoterapiche e nutrizionali sono date dai suoi principali componenti dell’estratto: Acidi organici (alfa-idrossiacidi, citrico, malico), antociani, carotenoidi, flavonoidi (quercitina), tannini, vitamine, minerali, olio essenziale (famesolo, geraniolo, citronellolo).

Alcuni usi
Per gli usi medicinali della rosa Gallica troviamo decotti, sciroppi, tisane, decotti, distillato di acquavite.

  • Sciroppo: uso astringente intestinale (contrasto alla diarrea infantile ricorrente), per la crescita della flora intestinale eubiotica, uso antisettico (gola, stomaco, intestino, ferite), uso antinfiammatorio (micosi, afte), uso come blando lassativo, come lenitivo della tosse.
  • Tisana/decotto: blando lassativo, digestivo, collutorio del cavo orale, lavaggi oculari
  • Acquavite: massaggi contro slogature e dolori reumatici
  • Olio: (olio dai petali) per scottature, geloni, pelle screpolata
  • Decotto da bacche: proprietà astringenti
  • Conserve: per contrasto alla mancanza di Vitamina C, tonico, energetico.
  • Semi: antielmintico

 

Le Rose Selvatiche

Le Rose selvatiche sono originarie dell’Europa centrale, dell’Asia occidentale e dell’Africa, e sono: la Rosa Canina, la Rosa Rubiginosa, la Rosa moscata o Moscheta.

La Rosa mosqueta

La Rosa mosqueta usci dall’Europa con le spedizioni spagnole che portarono questa specie nelle Americhe e nel Cile che è oggi il suo maggiore produttore. La Rosa Musqueta è un arbusto spinoso con fiori rosa o bianco-rosa e frutti detti cinorrodi commestibili e ricchi di vitamina C. Dai semi, contenuti nelle bacche, si ricava un prezioso olio (da 1000 kg di frutti si ricavano 230 kg di semi che pressati a freddo rendono non più di 10 kg di olio). L’olio contiene al 45% acido linoleico e al 35% acido alfa linoleico, poi antiossidanti naturali come Vitamina E (tocoferolo), carotenoidi, fitosteroli tutti principi attivi per la rigenerazione cutanea. Molti studi scientifici attestano che l’Olio di rosa Moscheta è efficace nel trattamento di cicatrici, cheloidi, smagliature, invecchiamento cutaneo, macchie e rughe, scottature solari.

La Rosa Canina (Rosa Canina L.)

La Rosa Canina è una delle specie di rose spontanee e selvatiche comuni nelle campagne di tutta Europa. I giardinieri da sempre le hanno utilizzate per creare siepi e margini decorativi, macchie per interrompere le distese di prato. Questa rosa viene coltivata soprattutto per l’uso fitoterapico grazie al contenuto vitaminico delle sue dette cinorrodi. Anche i boccioli e le foglie trovano impiego con uso lassativo, cicatrizzante, tonico e astringente. Tra i suoi costituenti troviamo: Vitamine A, B, C, E, K, PP, tannino, pectine.